

|
Libri |

|
Libri: Giancarlo Dotto
Vent’anni fa il Milan allenato da Arrigo Sacchi vinse lo scudetto, annientando nella loro tana Maradona e compagni. Di loro si disse: «Così si gioca solo in paradiso». E fu solo la prima di tante imprese straordinarie messe a segno in Europa e nel mondo: un’epopea paragonabile a ben pochi altri momenti nella storia del pallone. Giancarlo Dotto dedica un omaggio a quella "squadra perfetta" che fu il team di Baresi, Van Basten e compagni. Non è la prima volta che quella squadra si fregia di simili lusinghieri giudizi: già otto anni fa "World Soccer", la cosiddetta bibbia calcistica, la celebrò come «la più grande squadra del mondo».Il sottotitolo, «perché il Milan allenato da Sacchi ha giocato il miglior calcio della storia», parrebbe indurre che sia un libro nato in quelle interminabili trasmissioni calcistiche in puro stile campanilistico; nasce invece dai dialoghi serrati tra Dotto e un grande istrione del teatro italiano: Carmelo Bene. Nella sua casa sul mare di Otranto, oltre a pensare di scrivere a quattro mani una biografia artistica ( "Vita di Carmelo Bene" di Bene e Dotto, Fabbri - Sonzogno, 2005) i due hanno gettato le basi anche per questa biografia calcistica della squadra perfetta.
Chi e` stato Arpad Weisz? E per quale motivo uno dei grandi personaggi degli Anni 30 è caduto nell'oblio, al punto da non conoscerne, oggi, neanche il nome? Da queste domande nasce e si sviluppa il viaggio-inchiesta alla scoperta del trainer che ha vinto lo scudetto con l'Inter nel 1929-30 - il primo della Serie A come la conosciamo ora - e di altri tre titoli nazionali col grande Bologna. Oltre al Trofeo delle Esposizioni, la Champions League dell'epoca, conquistato contro i maestri del Chelsea. Era il 26 ottobre 1938 quando il protagonista di questo libro si dimise da tecnico del Bologna che aveva portato a dominare il calcio in Italia. A lui, Arpad Weisz, ebreo purosangue, e ai suoi famigliari, non fu più permesso di vivere in Italia dalle leggi razziali promulgate da Mussolini. Il 10 gennaio 1939, insieme ad altri profughi, si rifugiò in Francia passando dal valico di Bardonecchia. Da Parigi si spostò in Olanda, nella cittadina di Dordrecht, dove per quasi due anni fece l'allenatore prima di essere deportato in un lager senza ritorno. |